Alluvione, quel patto tra CFT e la Biblioteca Nazionale

Alle 6.50 del mattino cede la spalletta di Piazza Cavalleggeri e l’Arno in piena invade le strade di Firenze. Inizia così quella giornata storica e infernale di venerdì 4 novembre 1966. La prima ad allagarsi è la Biblioteca Nazionale Centrale, a due passi dal parapetto buttato giù dalla furia dell’acqua. Il piano terra si trova sotto al livello del fiume in piena, acqua e fango divorano in pochi attimi i magazzini sotterranei e con loro migliaia di volumi, antichi manoscritti e stampe rare.

Un patrimonio che si temeva perduto e che si salvò invece, almeno in parte, grazie agli Angeli del fango, quei giovani volontari che da ogni parte del mondo si misero in viaggio verso Firenze per mettere le proprie braccia e il loro amore per la bellezza a disposizione delle squadre incaricate di salvare le opere d’arte danneggiate dall’alluvione.

Nel 1996, l’anno del trentennale dell’alluvione, venne messo a punto un nuovo piano di emergenza per l’Arno. Il piano prevedeva che ad ogni sito di rilevanza culturale a rischio venisse associato un gruppo volontario di pronto intervento addestrato per collaborare con la Protezione civile in caso di emergenza. Alla cooperativa venne affidata proprio la più importante istituzione archivistica del Paese. Il gemellaggio tra CFT e la Biblioteca Nazionale venne ratificato il 20 dicembre.

Della squadra di CFT facevano parte una ventina di lavoratori. Si esercitarono con la procedura di emergenza e simularono un intervento dal Mercato di Novoli – sede della cooperativa – fino al Lungarno. Studiarono le vie di accesso ai magazzini della Biblioteca e impararono a muoversi nei corridoi sotterranei dove sono conservati alcuni dei volumi più preziosi.

Un piano che, per fortuna, non ha mai avuto bisogno di essere messo in pratica.

Oggi, a 50 anni da quel tragico 4 novembre, vogliamo ricordare l’impegno di tutti quelli che allora si adoperarono per superare l’emergenza, salvare vite umane e opere d’arte in una staffetta di solidarietà tra le più commoventi della storia. Siamo convinti che il tema della sicurezza dell’Arno non debba perdere la sua importanza. Per il bene di tutta la città.

 

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